Google e Meta: il rapporto con le fake news sul clima nel 2026

Google e Meta: il rapporto con le fake news sul clima nel 2026

Nel 2026, Google e Meta continuano a essere al centro del dibattito sulla disinformazione climatica, con politiche contrastanti che influenzano la diffusione di contenuti fuorvianti sul cambiamento climatico. Mentre Google mantiene restrizioni severe contro il negazionismo, Meta ha allentato i controlli, favorendo un aumento di fake news amplificate da algoritmi e account verificati.

Politiche di Meta e Boom di Disinformazione

Meta, proprietaria di Facebook e Instagram, ha eliminato i fact-checker dedicati nel 2025, optando per un sistema di correzioni comunitarie che si è rivelato inefficace contro le fake news climatiche. Questo cambiamento, avvenuto dopo una donazione da 1 milione di dollari all'inaugurazione di Donald Trump, ha portato a un incremento del 64% di post fuorvianti da account verificati, spesso monetizzati grazie a maggiore visibilità. Studi recenti evidenziano come tali contenuti, legati a eventi estremi come inondazioni o ondate di calore, erodano la fiducia pubblica nelle azioni per il clima.

Google: Misure Rigide ma Limitate

Google e YouTube, al contrario, vietano la monetizzazione di contenuti che negano il consenso scientifico sul riscaldamento globale dal 2021, utilizzando un mix di AI e revisione umana. Nel 2026, questa policy rimane invariata, bloccando annunci su siti che definiscono il clima una "truffa" o negano il ruolo umano nelle emissioni di gas serra. Tuttavia, la piattaforma non elimina del tutto questi contenuti, limitandosi a defiscalizzarli, e fatica a contrastare tattiche subdole come la minimizzazione degli impatti climatici.

Impatti sul Pubblico e Regolamentazioni UE

Oltre la metà degli adulti americani trae notizie dai social, con Facebook e YouTube in testa, amplificando i rischi reali: fake news ostacolano soccorsi e politiche verdi. L'UE ha risposto con una dichiarazione storica contro la disinformazione climatica, supportando fact-checking in 22 lingue e sanzioni su ads fuorvianti, mentre Meta collabora con 26 organizzazioni indipendenti ma riduce la distribuzione di contenuti etichettati. Account verificati su X, YouTube e Meta generano l'88% delle bufale, lucrando su visibilità e prestigio.

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