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Nel pomeriggio del 28 maggio 2025, alle 15:30, una vasta porzione del ghiacciaio del Birch (Birchgletscher), situato sulle Alpi svizzere nel Canton Vallese, si è improvvisamente staccata dal fianco del Kleines Nesthorn, provocando una colata di ghiaccio, detriti e fango che ha travolto il villaggio di Blatten.
L’evento, di proporzioni eccezionali, ha distrutto o sommerso circa il 90% delle abitazioni del paese, lasciando la comunità locale di fronte a una delle peggiori catastrofi naturali degli ultimi decenni.
Fortunatamente, grazie all’attenta sorveglianza del ghiacciaio e ai segnali premonitori — tra cui un’accelerazione anomala dello spostamento del fronte glaciale, che nei giorni precedenti il crollo avanzava fino a 3,5 metri al giorno — le autorità avevano già disposto l’evacuazione preventiva dei circa 300 abitanti . Solo una persona, un uomo di 64 anni, risulta al momento dispersa, mentre non si registrano vittime o feriti grazie alla tempestività delle operazioni di sicurezza.
Le immagini, riprese da droni e condivise sui social, mostrano una montagna di detriti, ghiaccio e neve che ha completamente sommerso il villaggio e ostruito il corso del fiume Lonza, creando un rischio concreto di allagamenti nelle aree circostanti.
Le ragioni del crollo del ghiacciaio del Birch sono complesse e ancora oggetto di studio. Gli esperti sottolineano che si tratta di una combinazione di fattori: la particolare conformazione geologica del versante, la presenza di roccia fragile, il movimento del ghiaccio e le condizioni climatiche sempre più estreme, con estati e inverni insolitamente caldi negli ultimi anni. Il Birch, uno dei pochi ghiacciai alpini ancora in avanzamento, era già stato interessato da piccoli smottamenti e valanghe nei giorni precedenti, segnali di un equilibrio precario ormai compromesso.
Il cambiamento climatico viene indicato come possibile concausa, ma gli scienziati invitano alla cautela: “Dare la colpa del disastro alle temperature estreme che si registrano anno dopo anno è prematuro. Probabilmente, è stato un insieme di più elementi a dare vita a un evento che ha un periodo di ritorno di mille anni”, spiega il glaciologo Giovanni Kappenberger. Tuttavia, il progressivo scioglimento del permafrost, che funge da collante per le montagne più alte, sta contribuendo all’indebolimento delle strutture rocciose alpine.
Il crollo del Birch ha generato anche un terremoto di magnitudo 3,1 e ha portato alla formazione di un lago effimero a causa dello sbarramento del fiume Lonza, con il rischio di ulteriori inondazioni a valle. Le autorità hanno dichiarato lo stato di emergenza e isolato l’area.
Il sindaco di Blatten, Matthias Bellwald, ha dichiarato: “È successo l’inimmaginabile, abbiamo perso il villaggio ma non il cuore. Sarà fatto tutto ciò che umanamente è possibile per ridare un futuro a Blatten”.
Il disastro del Birch rappresenta un monito per tutte le comunità alpine: la fragilità dei ghiacciai e delle montagne, acuita dal riscaldamento globale, richiede monitoraggi costanti, piani di evacuazione efficaci e una riflessione profonda sulla gestione del territorio in un’epoca di cambiamenti climatici sempre più rapidi e imprevedibili.
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