Incendi nel Mediterraneo: oltre il 95% ha causa umana. Cosa dicono i report WWF e ISPRA

Incendi nel Mediterraneo: oltre il 95% ha causa umana. Cosa dicono i report WWF e ISPRA

Gli incendi boschivi nel bacino del Mediterraneo sono un’emergenza ambientale e sociale strutturale: secondo i report del WWF, oltre il 95% (fino al 97% in alcune analisi) dei roghi ha origine umana, tra negligenze, pratiche agricole non conformi e atti dolosi. I cambiamenti climatici non sono la causa prima degli inneschi, ma agiscono come moltiplicatori di rischio, rendendo le fiamme più frequenti, intense e difficili da controllare.

Perché la maggior parte degli incendi è “colpa nostra”

Le analisi del WWF su sei paesi euro‑mediterranei (Italia, Spagna, Portogallo, Francia, Grecia e Turchia) mostrano che solo una quota minima degli incendi nasce da cause naturali (fulmini, autocombustione): in Italia, ad esempio, appena l’1% secondo ISPRA. La stragrande maggioranza deriva da attività umane:

  • Negligenze e imprudenze (bruciare sterpaglie senza autorizzazione, scintille da linee elettriche o mezzi agricoli, gestione scorretta dei rifiuti, barbecue e mozziconi): in media circa il 40% dei casi nei paesi mediterranei analizzati.

  • Atti dolosi (incendi intenzionali per conflitti sociali, economici o speculativi): in Spagna fino al 55% dei roghi è classificato come deliberato.

  • Pratiche agricole e pastorali illegali o non conformi alle norme antincendio, tra cui l’uso improprio del fuoco per pulire terreni.

In Francia, la “cultura del fuoco” in ambito rurale spiega fino al 77% degli eventi; in Grecia e Portogallo, oltre la metà delle cause resta ufficialmente ignota, ma il pattern umano rimane dominante.

Cambiamento climatico: moltiplicatore di rischio, non causa prima

Se l’origine resta umana, il clima rende i roghi più probabili e distruttivi: ondate di calore anticipate, siccità prolungata e suoli più secchi favoriscono la propagazione rapida delle fiamme. Il WWF evidenzia che una piccola percentuale di incendi (circa il 6,5%) genera circa due terzi della superficie bruciata: sono i cosiddetti “mega‑incendi”, sempre più frequenti in un contesto di temperature in aumento.

Secondo i dati EFFIS e le sintesi WWF, nel 2026 la superficie bruciata nell’UE è già stimata intorno a 155.000 ettari a fine luglio, circa il 16% in più rispetto alla media stagionale, con Italia, Francia, Grecia, Portogallo e Spagna che concentrano oltre l’85% dell’area percorsa dal fuoco.

Prevenzione e governance: la strada obbligata

Il report sottolinea che la prevenzione è l’unica soluzione strutturale:

  • Piani di gestione forestale sostenibile e manutenzione del territorio (pulizia boschi, fasce tagliafuoco, pascolo controllato);

  • Sanzioni efficaci contro pratiche illegali e roghi dolosi;

  • Educazione e sensibilizzazione per ridurre la “cultura del fuoco” in ambito rurale e tra la popolazione;

  • Investimenti in monitoraggio e allerta precoce (satelliti Copernicus/EFFIS, droni, sistemi di previsione del rischio).

Senza interventi integrati su cause umane e fattori climatici, l’emergenza incendi nel Mediterraneo continuerà a peggiorare, con ricadute dirette anche sul settore assicurativo (aumento sinistri, premi ed esposizione al rischio).


Fonti autorevoli

  • WWF Deutschland, Faktenblatt Waldbrände Mittelmeer 2026

  • WWF España/WWF International, comunicato e sintesi report (2019)

  • ISPRA, Relazione incendi boschivi 2025

  • EFFIS / Copernicus Emergency Service – statistiche europee su incendi e superfici bruciate

  • Greenreport / articoli di sintesi su incendi in Europa (2025–2026)

Chiamaci al Numero Verde attivo 24h su 24