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I trasporti internazionali stanno attraversando una fase di forte turbolenza, determinata da tensioni geopolitiche crescenti e da una drastica stretta sulle coperture assicurative. Le aziende italiane, in particolare, devono affrontare un nuovo “doppio fronte” di rischi: sulla sicurezza delle rotte e sulla stabilità dei Paesi destinatari delle esportazioni.
L’International Group dei P&I Clubs ha comunicato la cancellazione delle coperture non mutualistiche per le navi che operano nel Golfo Persico, validà da 72 ore dopo l’annuncio.
Sono state interessate polizze come P&I cover for Charterers & Traders, Fixed P&I Cover, Comprehensive General Liability e numerose altre coperture accessorie, lasciando le imbarcazioni esposte al rischio di guerra e di eventi bellici in una delle aree più critiche al mondo.
Parallelamente, diversi grandi club P&I hanno anche sospeso o rivisto la copertura specifica per il “rischio guerra” nelle acque iraniane e del Golfo, con premi che in alcuni casi si avvicinano al raddoppio rispetto ai livelli pre‑escalation.
La riduzione delle coperture e l’aumento dei premi si traducono in due fenomeni principali:
cancellazioni e rinunce a servizi in tratti ritenuti troppo rischiosi, con conseguente ritardi e deviazioni di rotta;
trasferimento di parte dei maggiori costi assicurativi sulle tariffe di trasporto e, in ultima istanza, sui prezzi finali per importatori ed esportatori.
Questo impatta soprattutto i flussi di energia e prodotti manifatturieri che passano per il Golfo Persico, il Mar Rosso e l’Oceano Indiano, snodi chiave per gran parte del commercio asiatico‑europeo.
La nuova escalation in Medio Oriente riaccende un “doppio fronte” di rischio per l’economia italiana: da una parte l’export, dall’altra le forniture energetiche.
Confartigianato stima che circa 27,8 miliardi di esportazioni manifatturiere e 15,9 miliardi di importazioni siano esposti a rischi diretti legati all’instabilità dell’area.
In questo contesto, la clausola di rischio politico sui crediti commerciali diventa cruciale: protegge le imprese da eventi come guerre, insurrezioni, embarghi, espropri o forte deterioramento delle condizioni macroeconomiche nei Paesi clienti.
Per mitigare questi rischi, è consigliabile adottare una strategia multilivello:
Affiancare la clausola di rischio politico alla classica copertura dei crediti commerciali, soprattutto per operazioni verso Medio Oriente, Caucaso e Paesi ad alta volatilità geopolitica.
Valutare coperture di “rischio singolo” (single‑risk), che tutelano una singola commessa o un contratto di lunga durata, piuttosto che affidarsi solo a polizze generali.
Monitorare costantemente la validità dei fidi aperti in Paesi “a rischio” (es. Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Turchia) e rivedere regolarmente portafogli e limiti di esposizione.
Un dialogo continuo con broker e compagnie assicurative permette anche di beneficiare di strumenti di supporto pubblico‑privato (come SACE in Italia) che possono integrare le coperture private, riducendo il costo complessivo.
Fonti
Assicurazioni marittime, stop alla copertura guerra nel Golfo - Intermedia Channel
Medio Oriente, faro di Confartigianato sui rischi per export e import delle imprese - Italypost
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